Chi sono

18.01.2020

Chi sono

Mi chiamo Antonio Lecchi sono nato a Bergamo il 24 gennaio 1967 e vivo a Brignano. Sposato con Laura nel 1996 precisamente il 29 di giugno. A ottobre del 1998 diventiamo genitori per la prima volta e lui si chiama Simone, nel 2000 nasce Alice, nel 2003 arriva Pietro e nel 2004 è la volta Giuditta. Durante questi anni la mia attività famigliare si è intensificata come si può ben capire e, parallelamente, grazie alla comprensione e al sostegno di mia moglie (che nel frattempo trova il tempo di laurearsi in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano nel 2007) riesco a coniugare una vita nella pallacanestro piuttosto intensa e ricca di esperienze. Nel 1986 divento istruttore di minibasket e comincio l'anno successivo a tenere un corso di minibasket nel mio paese. Mi iscrivo e frequento l' ISEF di Milano all'Università del Sacro Cuore nel 1987 e mi diplomo il 6 luglio del '91 un sogno che coltivo dalle scuole medie.


Sono anni bellissimi durante i quali conosco e faccio amicizia con ragazzi e ragazze speciali con i quali condividiamo un sacco di esperienze e momenti che mi segneranno per tutta la vita e soprattutto insegnanti soprattutto il Direttore Tecnico Prof Germano Morandi, con i quali si instaura un rapporto che va ben oltre a quello che può nascere fra docente e discente, che mi faranno capire in seguito quanto siano stati importanti per la mia formazione e per la mia crescita personale. 


Una bella opportunità mi capita così per caso (anche se il caso non esiste) in un giorno di settembre quando conosco don Emilio Bruni, il compianto Direttore dei Salesiani di Treviglio, che è alla ricerca disperata di qualcuno che si occupi dei ragazzi nelle ore di Educazione Fisica il sabato mattina. Accetto, rifiutando di allontanarmi da casa per continuare a coltivare l'altro sogno cioè in realtà il primo in ordine di importanza, quello di fare il giocatore di pallacanestro professionista.


Il consiglio di mia mamma fu quello di valutare bene la scelta di un lavoro (che poteva piacermi) e di continuare gli studi, più saggia ma sicuramente meno affascinante per me ventunenne, che era quello di giocare. Prevalse la saggezza di mia mamma e a distanza di trent'anni sono certo di aver fatto la scelta giusta. Varcare il cancello dei salesiani è stato mettersi sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e sicuramente avere respirato e vissuto lo spirito di don Bosco.