Mission  IS  Possible

Sono convinto che il lavoro individuale e a piccoli gruppi possa portare a dei benefici legati ad una migliore consapevolezza data appunto dal fatto che l'atleta ponga l'attenzione sulla propria percezione del corpo e del movimento che desidera imparare e/o migliorare. Si tratta semplicemente di guidare l'atleta nel completare l'idea di sé rispettando la sua visione e offrigli altri punti di vista attraverso l'osservazione e l'auto osservazione per essere accompagnato a realizzare una fotografia dai contorni più nitidi sulla situazione di partenza. Stabilire degli obiettivi da raggiungere non è poi così scontato per l'atleta a qualsiasi livello esso giochi. Naturalmente ad alti livelli sia a livello giovanile che senior esistono spazi dove, grazie al numero di allenamenti e lo staff a disposizione, si può porre l'attenzione sull'esecuzione di un fondamentale piuttosto che un altro anche se, nella maggior parte dei casi, buona parte del lavoro dipende dall'economia della squadra e dagli obiettivi dettati dalla contingenza. Generalizzo consapevole del fatto che in diverse realtà e tanti allenatori lavorano in questa direzione per esigenze di "mercato" legate al proprio futuro e al proprio prestigio.

Fortunatamente esistono realtà che "coraggiosamente" lavorano nella direzione opposta, che pongono cioè l'attenzione sulla crescita dei giocatori e non solo sul loro addestramento che può regalare soddisfazioni temporanee ma che non sempre possono giovare all'atleta nel tempo. Chi ha il compito di "educare" i giocatori non sempre utilizza pienamente gli strumenti a disposizione. Molte volte mi sono trovato nelle condizioni di rivedere una progressione disegnata per il miglioramento di un movimento o di un fondamentale perché dopo aver programmato il lavoro per bene mi scontravo con risultati poco edificanti perché non sempre riuscivo a mettere nelle condizioni i ragazzi di apprendere facilmente quello che io in quel momento ritenevo semplice e addirittura banale. In questi casi, è rassicurante pensare che i ragazzi non capiscono, non sono concentrati, non stanno attenti e probabilmente tutto questo sarà anche vero ma, non sapere è così anzi, forse quasi mai! Un'attenta programmazione non basta se non entro nel vivo nel processo di insegnamento e se non imparo mentre insegno. Imparare a comunicare e prima ancora saper ascoltare cosa mi trasmette un percorso di apprendimento, saper leggere individuare i feedback, saper individuare i momenti in cui chiedere ai ragazzi qual è la loro percezione, sapere cosa chiedere sia in termini verbali che comportamentali. Educarli ad argomentare le scelte senza per questo fare dei simposi perché siamo lì per giocare e non per giudicare. Giocando l'atleta deve essere consapevole delle scelte e non diventare mero esecutore di un movimento "telecomandato" dalla panchina.

Nel lavoro di Coaching per gli allenatori è proprio questo che mi prefiggo. Accompagnarli attraverso il confronto, l'osservazione per facilitare l'apprendimento dei propri giocatori e creare l'equilibrio necessario che permetta di essere il più efficaci e pronti possibile sul campo, senza la presunzione di chi ne sa di più ma come semplice compagno di viaggio.  


      Se non credi in te stesso,

                     nessuno lo farà per te.

                     Kobe Bryant