Basket a Colori

La pallacanestro è arte e in quanto tale ha bisogno di cura e di attenzione. Quando un genitore accompagna in palestra il figlio dovrebbe aspettarsi, che il bimbo stia bene e si diverta non di certo che al termine della lezione sia diventato un campione. A noi, istruttori e allenatori l'arduo e affascinante compito di far scoprire i tesori che si porta dentro quel piccolo uomo: una tela bianca e uno zaino pieno di colori. E più i colori sono "vivaci" e più l'arte di non imbrattare la tela è messa a dura prova. Così nel pensare una progressione devi tenere conto da dove parti, compito "semplice", capire dove vuoi arrivare "un po' più complesso" e soprattutto scegliere il percorso e le strategie adatte e adeguate "insomma un lavoro da esperti". La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è di chiedermi se ne sarò all'altezza. Il più delle volte (non in tutte per fortuna) è invece sapere quanto sarà faticoso, quanto tempo mi occuperà e cosa o quanto ci guadagnerò.

Il talento non basta se non viene coltivato con umiltà e pazienza, caratteristiche del significato stesso della parola.

Quante tele abbiamo imbrattato al punto che vorremmo cancellare quel quadro dalla memoria e quante invece le staremmo ad ammirare per ore. 

Non mi riferisco ovviamente, almeno non solo, ai successi sul campo e alle sconfitte, bensì agli abbandoni sempre più frequenti soprattutto quando i nostri ragazzi dovrebbero continuare a "lavorare sodo", oppure ad un ragazzo che ti avvicina e ti dice che per lui sei stato come un "padre". E' vero, a volte le parole non bastano e allora servono i colori per metterci entusiasmo e originalità, servono le forme, gli spazi, i contatti, i canestri, il campo; servono le note della musica che il ritmo del gioco si porta dentro, "un tiro in ritmo è sempre un buon tiro"; il passaggio vissuto come forma di relazione essenziale nel gioco di squadra, l' emozione di far segnare il tuo compagno, l'esultanza per un'azione corale, uscire da un time out che ti cambia, mandare a quel paese il compagno o l'allenatore e poi gestire l'emozione chiedendosi scusa senza farlo diventare un caso di stato.

Mirare ad essere consapevoli della responsabilità che abbiamo quando entriamo in palestra e che in ogni momento siamo li per aiutare i ragazzi che incontriamo a colorare la loro tela sicuri che gli errori sono necessari, basta avere l'umiltà di riconoscerli e il coraggio di ammetterli e di correggerci.

Antonio Lecchi


Un ringraziamento particolare all'amica e artista Silvana Maggioni autrice del logo ufficiale, che ha saputo raccogliere in un'immagine il senso vero di cosa è Basket A Colori. 


  A volte le parole non bastano.

E allora servono i colori.

E le forme. E le note. E le emozioni 

     (Alessandro Baricco)