Donkey Coaching per costruire l’alchimia di squadra

07.09.2026

Perché la leadership non ha voce: cosa può insegnare un asino a una squadra di Basket

È il 4 settembre e siamo a Zanengo sotto un sole implacabile a 40°C in quel lembo di terra della provincia cremonese, il calore è cappa pesante per noi umani, eppure, paradossalmente, è il clima ideale per i veri padroni di casa. Benvenuti alla "Isla de Burro", l'opera segno della Caritas di Cremona dove la leadership non si insegna con i grafici, ma attraverso il respiro e il contatto.

Ad accoglierci, insieme a Marco Ruggeri (responsabile del centro) e a Chiara Ruggeri (medico veterinario e operatrice), una bella compagnia di ciuchini. I nostri ragazzi del Basket '86 Caravaggio del campionato DR2 hanno il carico di adrenalina tipico di chi vive per la competizione, ma anche lo smarrimento di chi si ritrova in un gruppo quasi interamente rinnovato a dover affrontare un' attività apparentemente bizzarra. Nei loro occhi leggo una domanda silenziosa: "Cosa c'entriamo noi, abituati alla velocità del campo, con la flemma di questi animali?". Non sapevano ancora che proprio in quella lentezza avrebbero trovato l'alchimia necessaria per poter costruire la squadra.

Oltre il ruolo: la leadership autentica del contatto

Il percorso è iniziato con la fase di "approccio, contatto e cura". Spazzolare un asino non è un gesto di cortesia, è un esercizio di sintonizzazione. Nel mondo dello sport, siamo abituati a pensare che la leadership sia una questione di gradi, di volume della voce o di schemi tattici. L'asino, però, scardina questa certezza.

A differenza del cavallo, che può essere talvolta sottomesso con la forza, l'asino possiede un istinto di autoconservazione e un'intelligenza selettiva che molti scambiano per testardaggine. In realtà, l'asino non può essere bullizzato: deve essere convinto.

Gli animali, privi di sovrastrutture, rispondono solo a una leadership autentica e non alla voce alta o ai ruoli.

In una squadra, la "presenza calma" è infinitamente più potente di un ordine urlato. Mentre il comando vocale spesso maschera un'insicurezza di fondo e genera tensione nei compagni, la leadership silenziosa basata sulla presenza trasmette una sicurezza contagiosa. Se sei agitato, l'asino si ferma. Se sei autoritario ma non autorevole, l'asino ti ignora. È uno specchio brutale e onesto della nostra capacità di guidare.

Fiducia sensoriale: guidare nel buio

La sfida è salita di livello con l'esercizio della conduzione con gli occhi bendati. Guidare un animale di centinaia di chili mentre si è bendati trasforma la fiducia da concetto astratto a necessità fisica. Senza il supporto della vista, i giocatori sono stati costretti a una trasformazione radicale:

  • comunicazione non verbale: percepire la tensione della longhina (corda) o il ritmo del passo, segnali che nel rumore del campo spesso ignoriamo.
  • Ascolto dell'animale: sintonizzarsi su un essere vivente che non parla la nostra lingua, proprio come bisogna saper leggere lo stato emotivo di un compagno di squadra in difficoltà.
  • Aiuto reciproco: affidarsi totalmente alla guida di chi ci sta accanto, accettando la propria vulnerabilità come punto di partenza per l'intesa.

Questa "fede sensoriale" è il paradigma del navigare l'incertezza. Quando durante una partita il piano tattico salta o la pressione oscura la vista, l'unica cosa che resta è la capacità di "sentire" la squadra e fidarsi dell'istinto collettivo.

Mindfulness e radicamento: gestire lo stress "nel verde"

Mentre il termometro restava inchiodato sui 40°C — una temperatura che solo i ciuchini trovavano confortevole — i ragazzi si sono ritrovati distesi nel prato, in mezzo agli asini in libertà. Questa sessione di mindfulness e radicamento non è stata un semplice momento di relax, ma un allenamento mentale.

Saper gestire il respiro e mantenere la centratura mentre un animale si muove liberamente intorno a te è la stessa competenza richiesta nei "momenti più caldi della partita". La capacità di abbassare i battiti cardiaci sotto pressione, di non farsi travolgere dall'ansia del risultato e di restare ancorati al presente è ciò che distingue un buon giocatore da un campione. La calma ritrovata nel silenzio della natura è la riserva di ossigeno a cui attingere quando il palazzetto urla e il cronometro corre.

Dal campo alla vita: il valore del Debriefing

L'esperienza non si è conclusa con il saluto ai ciuchini. Attraverso il lavoro personale e a un breve momento insieme finale, ogni emozione è stata decodificata e tradotta in competenze agonistiche. E, soprattutto, servirà da stimolo per riprendere i concetti affrontati per metterli a servizio della squadra e tradotti in atteggiamenti pratici in campo e fuori.

Il "Donkey Coaching" ha definito quattro pilastri fondamentali

  1. Ascolto attivo: non solo delle parole, ma dei silenzi e dei movimenti del gruppo.
  2. Pazienza: fondamentale per gestire i tempi morti o le fasi difensive più logoranti, aspettando il momento giusto per colpire senza forzare la giocata.
  3. Empatia: comprendere che ogni compagno reagisce allo stress in modo diverso, proprio come ogni asino richiede un approccio unico.
  4. Fiducia nel compagno: la consapevolezza che non si può vincere da soli e che delegare non è una perdita di potere, ma un moltiplicatore di forza.

Queste "soft skills" sono il vero collante che impedisce a un team di sgretolarsi alle prime difficoltà.

Un futuro guidato dall'ascolto

Questo percorso straordinario di Donkey Coaching ci ha ricordato che la leadership è, prima di tutto, una questione di presenza. Un ringraziamento profondo va a Marco Ruggeri, alla veterinaria e operatrice Chiara Ruggeri per la loro disponibilità, competenza e professionalità e, ovviamente,  ai "Ciuchini" de La Isla de Burro, per averci mostrato come la vulnerabilità possa diventare forza.

In un mondo che ci chiede di gridare sempre più forte per essere ascoltati, l'asino ci insegna che il vero leader è colui che sa restare in ascolto.

Coach Anto

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