Freedom in Basket Recap
Freedom in Basket: il gioco di squadra come riscatto sociale
Riportiamo qui una sintesi della video presentazione del progetto
Il progetto "Freedom in Basket" promosso dalla Caritas Diocesana di Cremona non è un semplice passatempo per i detenuti. Nasce da un'intuizione di Antonio Lecchi (coach professionista) e Marco Ruggeri (diacono ed educatore), con un obiettivo ambizioso: utilizzare la pallacanestro come metafora per scardinare le dinamiche di aggressività e isolamento tipiche del contesto carcerario.
Il campo: dove la regola diventa libertà
In un luogo definito da mura e sbarre, il campo da basket introduce un concetto di limite rivoluzionario: la regola. Se in carcere la norma è spesso subita come un'imposizione, sul campo diventa lo strumento necessario per poter giocare. Il basket si inserisce così come un "piccolo miracolo quotidiano" in quella "guerra di posizione" che è spesso la vita detentiva.
"Sul campo non conta cosa hai fatto fuori, conta come ti muovi per aiutare chi hai accanto."
I 5 Pilastri: la tecnica che educa alla vita
Il cuore del percorso si è articolato in cinque moduli didattici, dove ogni fondamentale del basket è diventato uno specchio della realtà quotidiana:
- l Palleggio - Mindfulness: Imparare a controllare la palla richiede concentrazione totale. Per un detenuto, palleggiare significa "staccare" dai pensieri opprimenti e trovare un baricentro nel presente.
- Il Passaggio - Scelta e Alterità: "Senza passaggio non si gioca". Il basket obbliga a cercare l'altro, insegnando che la differenza tra successo e fallimento risiede nelle piccole azioni corali.
- Il Tiro - Vocazione (Ikigai): Mirare al canestro è l'atto di puntare a un obiettivo, scoprendo chi si vuole essere "nonostante" gli errori passati. Ogni parabola è un tentativo di riscatto.
La pedagogia della "Seconda Occasione"
A differenza del sistema sanzionatorio tradizionale, il progetto si basa su un Codice Etico sottoscritto dai partecipanti. In caso di violazione, la risposta non è l'espulsione punitiva, ma il dialogo: al detenuto viene offerta la possibilità di riflettere e riprovarci. È la gestione dell'errore che trasforma la trasgressione in un'opportunità di crescita.
Dalla "Persona che ha sbagliato" al "Cittadino Attivo"
Come sottolineato da Suor Maria Grazia Girola (Caritas Diocesana), lo sport è l'allenamento generale per la vita "fuori". Il progetto mira alla Giustizia di Comunità, trasformando l'energia distruttiva in impegno civico attraverso:
- Messa alla prova in contesti reali.
- Lavori di pubblica utilità.
- Riparazione simbolica e concreta del danno.
L'esperienza ha dimostrato che persino dove il tempo sembra fermo, è possibile generare sorrisi autentici. Trasformare detenuti inizialmente ostili in atleti capaci di collaborare è il vero "canestro della vittoria": la prova che la sofferenza non deve essere l'unica lingua parlata in carcere.
Antonio Lecchi

